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Cessione del credito

Dal private debt all’invoice trading: crescono le opportunità per le PMI


Record storico di raccolta e investimenti del settore private debt italiano secondo i dati elaborati da Deloitte e AIFI, ma non mancano ulteriori opportunità per le PMI che necessitano di liquidità immediata.

Ottobre 14, 2021     0 Commenti


Il primo semestre 2021 entrerà nella storia recente della finanza italiana: secondo una ricerca di AIFI e Deloitte, infatti, il volume totale di raccolta del private debt ha superato i 642 milioni di euro totali triplicando i risultati di un anno fa, mentre gli investimenti sono cresciuti del 74% anno su anno arrivano fino a 769 milioni di euro, spalmati su 356 sottoscrizioni. Asset manager e fondi istituzionali sono la prima fonte di raccolta, l'86% del totale proveniente dal mercato domestico.

"Il taglio medio e le imprese target del private debt sottolineano che il tessuto imprenditoriale del Paese è sano ma ha bisogno di investitori"


Da investimenti alternativi a una vera e propria “scelta di campo” per chi vuole sostenere l'economia reale, come si legge in un approfondimento di "Focus Risparmio", lo sviluppo del private debt è dovuto al progressivo abbandono delle strategie tradizionali obbligazionarie degli investitori in favore di quelle al di fuori del perimetro tradizionale delle Borse. In questo senso, secondo i dati AIFI e Deloitte il 53% delle operazioni di private debt nel primo semestre hanno riguardato finanziamenti, rispetto al 47% di obbligazioni.

Qualche numero ulteriore consente di avere una lettura più puntuale del fenomeno: la durata media delle operazioni è di 6 anni, il 92% ha un taglio medio inferiore ai 10 milioni di euro e un tasso di interesse medio nell'ordine del 4,6%, mentre a livello geografico quasi un terzo delle operazioni si concentra in Lombardia. "Il taglio medio e la tipologia di imprese su cui il private debt si concentra - ha dichiarato Innocenzo Cipolletta, presidente di AIFI - sottolineano che il tessuto imprenditoriale del nostro Paese è sano ma ha bisogno di investitori che supportino le aziende a realizzare i propri progetti di crescita e internazionalizzazione".

Le alternative al canale bancario non mancano, anche sul fronte dell’anticipo fatture online


Lo sviluppo significativo di un ulteriore canale di finanziamento per le piccole e medie imprese italiane è una notizia positiva in un contesto di progressiva contrazione del credito bancario e del venir meno delle moratorie e garanzie sui prestiti che hanno caratterizzato lo scenario economico-finanziario italiano degli ultimi due anni. Le alternative alle banche, infine, non mancano neppure per quelle aziende che necessitano di liquidità immediata ma non sono intenzionate a indebitarsi o non vogliono sottostare alle più rigide procedure e ai tempi dilatati del factoring.

L’invoice trading online, in questo senso, consente già oggi alle aziende di ottenere liquidità dalla cessione pro-soluto di crediti commerciali in maniera flessibile e senza segnalazioni in centrali rischi. Come sottolineato recentemente da un articolo di “Economia&Finanza”, piattaforme fintech come quella di CashMe sono infatti caratterizzate da una maggiore trasparenza dei costi, un anticipo più alto di quello bancario, una maggiore flessibilità nella scelta delle fatture da cedere maggiore velocità di collocamento e semplicità d’uso del servizio, diventando un ulteriore canale per gli investitori che intendono supportare i protagonisti di quella economia “reale” che tuttora faticano a trovare ascolto presso gli operatori tradizionali.



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