PMI e pagamenti in ritardo: prima inversione di tendenza

PMI e pagamenti in ritardo: prima inversione di tendenza

Secondo l’ultimo studio Cribis i tempi di pagamento delle fatture delle PMI italiane sono ancora ampiamente superiori rispetto a quelli registrati a fine 2019. La situazione non tornerà alla normalità ancora per un altro anno almeno, secondo gli autori della ricerca.

Qualche segno di speranza comincia a intravvedersi, seppur in un contesto per lo più critico: secondo i dati elaborati dall’ultimo Studio Cribis sui tempi di pagamento delle imprese italiane, il secondo trimestre 2021 ha segnato la prima inversione di tendenza dopo oltre un anno di peggioramento continuo. Per la prima volta, infatti, i tempi di pagamento si sono ridotti del 2,3% rispetto al trimestre precedente, anche se le aziende pagano ancora oggi i propri fornitori con il 21,9% di tempo in più rispetto alla media del 2019.

Solo un’impresa su tre continua a pagare puntualmente i propri fornitori

Al 30 giugno di quest’anno le imprese che pagano puntualmente i propri fornitori non sono più di una su tre: nello specifico il 36,5% del totale, in aumento del 2,2% rispetto alla fine dell’anno appena trascorso. In miglioramento i tempi di pagamento nel settore manifatturiero, mentre restano in forte sofferenza settori chiave come quelli del commercio al dettaglio, dell’accoglienza, ristorazione e industria del divertimento.

Aumenta la capacità di generare cassa, ma non è ancora il tempo del ritorno alla normalità

Secondo quanto si legge sul Sole 24 Ore, il ritorno alla “normalità” del periodo pre-pandemico non dovrebbe avvenire prima di un anno ancora: “la situazione si sta stabilizzando – dichiara Marco Preti, CEO di Cribis – come dimostra il miglioramento dell’indicatore che rileva la maggiore capacità di generare cassa e quindi la salute finanziaria delle imprese. Questo sarà ancora un anno da tenere sotto controllo mentre nel 2022 ci attendiamo un ritorno, se non proprio alla normalità, almeno a una gestione più ordinaria”.

L’invoice trading per rispondere al fabbisogno di liquidità e migliorare in prospettiva il rating aziendale

In questo contesto, non sorprende l’eccezionale crescita del settore “invoice trading” in cui opera anche CashMe: un servizio a disposizione delle aziende che hanno bisogno di liquidità immediata attraverso la cessione del credito pro soluto, e che nel corso del 2020 ha visto i volumi di finanziamento italiani superare quota 760 milioni di euro secondo i dati elaborati dal Cambridge Center for Alternative Finance, in crescita rispetto ai 709 milioni raggiunti nel 2019 e tuttora ai primi posti in Europa.

Una performance, quella dell’invoice trading online, raggiunta grazie alla maggiore flessibilità del servizio rispetto al factoring e alla possibilità di migliorare, in prospettiva, il merito creditizio delle aziende stesse deconsolidando i crediti dal bilancio, senza segnalazioni in centrale rischi e soprattutto senza aggravare ulteriormente l’l’esposizione debitoria: un vantaggio importante, soprattutto in un periodo come questo in cui il tanto atteso rientro “alla normalità” tarda a manifestarsi. Da tutti i punti di vista.

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