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Cessione del credito

Crediti deteriorati e fine delle moratorie: come si sta preparando il mercato finanziario


Mentre si riducono mese su mese le moratorie ancora attive, si manifestano i primi segnali di peggioramento del rischio di credito, soprattutto nei confronti delle imprese.

Settembre 27, 2021     0 Commenti


Erano il 28% a giugno 2021, potrebbero essere non più del 10% il prossimo mese: queste sono le stime sulle moratorie ancora attive secondo quanto riportato in una lunga e interessante intervista di Luca D'Amico, Senior Director di CRIF e Direttore Generale di CRIF Ratings, realizzata in occasione del podcast "define banking next" pubblicato da AziendaBanca in collaborazione con CRIF stessa.

Il venir meno delle moratorie potrebbe portare a un aumento del rischio di credito


Secondo il direttore generale e senior director Luca D'Amico, inoltre, "l'effetto delle moratorie sul contenimento del rischio di credito ha iniziato progressivamente ad attenuarsi nel corso del 2021", con il risultato che il venir meno delle misure di sostegno motivato dal progressivo consolidamento della ripresa economica potrebbe portare a un ulteriore peggioramento del rischio, con "un picco" previsto nel 2022.

Calano gli NPL, ma aumentano le inadempienze probabili


L'andamento della cessione dei crediti, nel dettaglio, mostra come gli UTP siano passati dal 9% al 20% del totale transato rispetto a una contrazione del 60% della quota di cessioni degli NPL tra il 2018 e il 2020: una tendenza di cui avevamo già dato notizia nel nostro blog e che rappresenta un'ulteriore anticipazione delle difficoltà che banche e imprese - ognuna su un fronte opposto - si troveranno ad affrontare nei prossimi mesi.

La contrazione del mercato sta per riprendere velocità


Se nessuno oggi è in grado di stimare con certezza la portata delle prossime oscillazioni sul mercato del credito, nondimeno appare improbabile che il venir meno delle moratorie e delle garanzie statali possa essere seguita da una nuova espansione dei prestiti verso famiglie e soprattutto imprese: la contrazione del mercato del credito è una tendenza in atto da anni che le misure straordinarie introdotte durante la pandemia hanno solo temporaneamente arrestato, senza mai riuscire a invertire del tutto.

Le aziende scoprono la finanza alternativa (o, meglio, complementare)


In questo contesto, il tempo “guadagnato” sul fronte del credito non andrà perduto, o almeno non del tutto: nel corso degli ultimi mesi il mercato della finanza alternativa e complementare al sistema bancario tradizionale è cresciuto anche in Italia, come dimostrano i dati elaborati dalla ricerca del Cambridge Center for Alternative Finance, e un numero crescente di aziende ha scoperto servizi come il P2P lending, l’equity crowdfunding e l’invoice trading su piattaforme come CashMe, con l’obiettivo di diversificare le proprie fonti di finanziamento e non dipendere più unicamente dal credito delle banche. Sia esso “garantito”, o meno.



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