Il conto della crisi, dalle PMI alle grandi aziende

Il conto della crisi, dalle PMI alle grandi aziende

Mentre sono ancora attive le moratorie sui prestiti, un nuovo studio Cerved offre un quadro aggiornato sull’impatto della crisi economica sui fatturati di piccole e grandi imprese italiane.

Una battuta d’arresto diffusa e generalizzata dalla quale, tuttavia, alcuni si riprenderanno molto prima del previsto: è questa la conclusione che è possibile trarre dai dati elaborati da Cerved sui bilanci di oltre 227 mila aziende italiane, e pubblicati in anteprima sul numero di “Affari&Finanza” in uscita questa settimana a pochi giorni dal rientro dalle ferie di milioni di professionisti e imprenditori italiani.

Cresce la percentuale di grandi aziende in perdita rispetto a quelle di minori dimensioni

A livello generale, le aziende del Belpaese sono andate incontro a un drammatico e imprevedibile calo del fatturato nell’ordine del 10,7% nel 2020 rispetto a una crescita che nel corso del 2019 aveva sfiorato il 3%: una battuta d’arresto, quindi, da cui la maggioranza delle imprese non si riavrà prima di due anni se si prendono per buone le previsioni di Cerved di una crescita del 6,5% nel 2021 e del 3,8% nel 2022.

Nel dettaglio, tuttavia, non sono poche le aziende che sono riuscite a contenere le perdite anche nei mesi più difficili del lockdown, quando non a rientrare in territorio positivo in tempo per la chiusura dei bilanci: nello specifico, la percentuale di imprese che hanno chiuso il fatturato in perdita a fine 2020 è passata dal 16% al 24,1% in media per le grandi e al 22,7% per le piccole aziende, mentre la metà del totale è riuscita a contenere la perdita entro oscillazioni del 5%, quando non ha fatto registrare una crescita del fatturato.

I debiti finanziari crescono fino a otto volte il margine operativo lordo

Non sorprende, quindi, che i debiti finanziari siano cresciuti fino a otto volte il margine operativo lordo (rispetto a una media del 5,7 a fine 2019): le previsioni dello studio restano tuttavia ottimistiche, lasciando presagire un calo a 7,3 del rapporto entro la fine di quest’anno e a 6,8 entro la fine del 2022, in un contesto di progressivo venir meno delle moratorie pubbliche sui prestiti. “L’aumento dei debiti è coinciso con una forte crescita del capitale netto – il commento degli autori dello studio – questa tendenza è stata trainata da apporti di capitale fresco, favoriti dagli incentivi fiscali e dall’incremento della parte di utili portati a nuovo“.

In questo contesto, caratterizzato da una diffusa incertezza riguardante nuove, possibili chiusure e da una ripresa dei consumi che – come la crisi economica trascorsa – potrebbe non assumere le stesse proporzioni per tutti, noi di CashMe proseguiamo nella nostra attività quotidiana di sostegno all’economia reale, favorendo l’accesso a canali di finanziamenti complementari a quelli bancari attraverso la cessione pro soluto dei crediti e il reverse factoring con l’obiettivo di attutire l’impatto di nuove, impreviste “battute d’arresto”.

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