Chi siamo
Come funziona
Digital reverse
Vantaggi
Blog
030 8085393
Contattaci
Login
Registrati

Editoriali

Alberto Cerini, CTP: l’invoice trading può accelerare il risanamento aziendale


In che modo il Codice della Crisi e dell'Insolvenza può venire in soccorso delle PMI: l'opinione dell'esperto Alberto Cerini, Board Member della European Association of Certified Turnaround Professionals.

Ottobre 27, 2022

Molte PMI oggi si trovano ad affrontare sfide eccezionali. Il nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza come può intervenire in loro aiuto?

Le piccole e medie imprese italiane, che sono sicuramente l’ossatura della nostra economia, negli ultimi anni hanno dovuto fronteggiare sfide eccezionali quali pandemia, inflazione, aumento dei tassi di interesse, guerra, scarsità di materie prime e costi energetici in grande aumento.

In questo contesto straordinario, il nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII) può sicuramente venire in soccorso delle PMI, avendo tra i suoi principi ispiratori proprio quello della salvaguardia della continuità aziendale, a discapito di accordi liquidatori resi più onerosi, e quello della buona fede e correttezza nelle trattative, richiamando quindi tutti i soggetti coinvolti da una crisi aziendale (creditori e debitore) a lavorare insieme per la ricerca di soluzioni di risanamento. Per quanto riguarda la salvaguardia della continuità aziendale, il CCII tutela ora quest’ultima al pari della par condicio creditorum, purché ovviamente il risanamento risulti più conveniente della liquidazione, e ciò si esplica sotto vari profili, quali, a titolo esemplificativo, la possibilità di realizzare un concordato in continuità sia in via diretta che indiretta, l’assenza di percentuali minime ai creditori chirografari nel concordato in continuità rispetto al concordato liquidatorio e la possibilità di soddisfazione extra concorsuale dei creditori strategici essenziali all’attività d’impresa.

Il CCII prevede nel concreto degli strumenti in grado di anticipare situazioni di crisi?

La tempestività dell’intervento di risanamento aumenta in misura significativa le probabilità di successo di un turnaround e, pertanto, un’ottica forward-looking che consenta di anticipare i segnali di crisi è fondamentale. Il Codice della crisi riconosce l’importanza di questo approccio ed ha quindi rafforzato l’obbligo per tutte le società di dotarsi di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili in grado di prevedere e di contrastare la crisi d’impresa. Tale previsione normativa deve affiancarsi all’intervento e al supporto dei consulenti e manager dell’impresa, al fine di assistere imprenditori e amministratori nell’implementare un sistema di KPI (Key Performance Indicators) che colga per tempo i segnali della crisi, anche quando inizialmente sono deboli, ma ugualmente identificabili.

Tali indicatori, a mio avviso, devono essere in grado di cogliere le difficoltà ben prima che siano segnalate dagli warning derivanti da quando previsto dal CCII all’art. 3 comma 4: retribuzioni scadute da 30 giorni per almeno il 50% dell'ammontare complessivo mensile; fornitori scaduti da almeno 90 giorni superiori a quelli non scaduti; banche scadute o in extra fido da più di 60 giorni per almeno il 5% delle esposizioni; esistenza di una o più delle esposizioni debitorie previste dall'articolo 25-novies, comma 1 relative alle segnalazioni dei creditori pubblici qualificati. Gli indicatori previsti dal CCII sono a mio avviso troppo tardivi e unicamente rivelatori di uno stato di crisi già avanzato e questo rappresenta sicuramente un punto di miglioramento su cui intervenire.

Come deve evolvere l’approccio al Corporate Turnaround in questo nuovo contesto?

Le sfide che le imprese stanno fronteggiando sono di una tale complessità e straordinarietà che solo un’assistenza multidisciplinare può assicurare elevate possibilità di successo. L’approccio al Corporate Turnaround, pertanto, deve coinvolgere competenze manageriali in situazioni distressed, finanziarie e legali, che devono essere espresse da un pool di professionisti e manager specializzati, sia interni che esterni all’impresa. Tale team deve trovare la sua guida nel CRO, Chief Restructuring Officer, che è il manager della crisi con provata esperienza di turnaround management in contesti di crisi finanziaria e che abbia anche la necessaria conoscenza degli strumenti legali offerti alle imprese in crisi.

Gli imprenditori, che spesso si trovano ad affrontare situazioni di crisi per la prima volta e faticano quindi a decidere a chi affidarsi, possono selezionare i CRO nell’albo dei CTP, Certified Turnaround Professionals, gestito da EACTP, la European Association of Certified Turnaround Professionals.

Quale sarà, infine, il ruolo degli strumenti di finanza alternativa per prevenire l'aggravarsi della crisi?

Nei processi di turnaround è sempre fondamentale la velocità di azione e la specializzazione degli operatori finanziari che assistono le imprese in crisi. Tra i cosiddetti strumenti definiti di Fintech, o di finanza alternativa, una primaria importanza è rivestita dall’invoice trading tramite lo smobilizzo delle fatture commerciali, cioè la cessione di un credito commerciale, generalmente pro soluto.

L’invoice trading permette alle imprese di migliorare la gestione del cash flow, ottenendo un anticipo di cassa, dopo aver valutato non tanto il rating della società in crisi quanto quello del debitore ceduto e questo meccanismo permette di sostenere anche imprese con un rating critico, dove è improbabile che le banche concedano nuove linee di anticipo fatture, aumentando il proprio livello di rischio. Un altro aspetto importante che caratterizza i soggetti impegnati nell’invoice trading è la tempestività di risposta nei confronti delle imprese in crisi cedenti i crediti, garantita anche dall’utilizzo di piattaforme digitali innovative che facilitano l’interazione tra le PMI cedenti il credito e l’investitore terzo, velocità di azione che è vitale nei risanamenti aziendali.

Alberto Cerini
Board Member European Association of Certified Turnaround Professionals