Dalla disruption alla sostenibilità economica: il fintech verso la maturità

Dalla disruption alla sostenibilità economica: il fintech verso la maturità

Secondo il World Fintech Report 2021 di Capgemini gli investitori in aziende fintech sono oggi sempre meno interessati alla “disruption” in quanto tale, e sempre più alla sostenibilità del business.

Non è prematuro, oggi, affermare che il settore fintech a livello globale abbia imboccato la strada della piena maturità: è quello che emerge dalla lettura del World Fintech Report 2021 di Capgemini, secondo il quale la percentuale di investimenti in aziende later stage è cresciuto di oltre nove punti percentuali negli ultimi anni, passando da una media del 30% sul totale dei deal nel 2018 a oltre il 40% nel corso del 2020.

Crescono i deal later stage, mentre le fonti di ricavo vengono diversificate per assicurare la sostenibilità

Gli investitori, in questo contesto, sarebbero sempre più attenti a valorizzare aziende che hanno dato prova o che sono avviate verso un percorso di sostenibilità del business attraverso la diversificazione dei servizi rispetto ai propri competitor e all’integrazione con altri player fintech o tradizionali. L’obiettivo è evitare il rischio, identificato dagli autori del report, di andare incontro alla cosiddetta “commodity trap” dove le aziende offrono gli stessi servizi e competono tra loro unicamente in base al miglior prezzo disponibile.

In questo senso, le fintech che hanno ottenuto i maggiori investimenti o che sono avviate verso un percorso di crescita sostenibile sono spesso quelle che hanno saputo diversificare nel tempo la propria offerta: integrando servizi di altre aziende all’interno della piattaforma principale, sviluppando nuove fonti di ricavo (come quelle in abbonamento, o la commissione di prestazioni effettivamente erogate) oppure collocandosi in una nicchia di mercato complementare rispetto ai player finanziari tradizionali.

L’interesse degli investitori si sposta dal fintech B2C al fintech B2B

A raccogliere i maggiori volumi di finanziamento, almeno in Europa, sono state infine quelle fintech specializzate nell’ambito B2B: queste ultime hanno ricevuto l’80% del volume totale di investimenti erogati nei primi dieci mesi del 2020, grazie a una maggiore scalabilità del business e alla capacità di adattarsi alle mutate esigenze esterne. In questo contesto, infatti, si collocano aziende fintech come CashMe che perfino durante i momenti più difficili del lockdown non hanno mai fatto venire meno il proprio contributo per assicurare alle aziende clienti l’accesso alla liquidità immediata attraverso il servizio di invoice trading.

In un settore in rapida evoluzione noi di CashMe abbiamo infatti perseguito e raggiunto il pareggio di bilancio e abbiamo deciso di proporci come strumento complementare rispetto alle banche, per favorire l’accesso alla liquidità delle PMI. La nostra opinione è che i dati elaborati da Capgemini rappresentino oggi un’ulteriore conferma della bontà della nostra scelta iniziale, e dell’importanza per l’intero settore fintech e gli imprenditori di oggi e di domani di passare dalla fase iniziale di “disruption” alla fase in cui sono i bisogni del cliente a essere messi al centro di qualsiasi innovazione di prodotto o di servizio fornito: bisogni che la tecnologia, senza il rapporto umano e di fiducia tra aziende e clienti, da sola non riesce sempre a soddisfare.

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