PMI e credit crunch: quali sono le regioni dove gli NPL crescono di più

PMI e credit crunch: quali sono le regioni dove gli NPL crescono di più

Si moltiplicano i segnali di una prossima contrazione del credito nei confronti delle piccole e medie imprese, come dimostrano i dati sulla crescita degli NPL su base regionale.

Tra i primi a dare l’allarme è stata, ovviamente, Banca d’Italia con il suo rapporto sulla stabilità finanziaria. Nel documento, come riportato da First Online, si leggeva infatti già alcune settimane fa come il “tasso di deterioramento dei prestiti – rimasto per lo più stabile nel corso dell’anno precedente – mostra segnali di aumento, in particolare per i prestiti alle imprese operanti nei settori più esposti alla crisi economica“.

Oltre la metà degli NPL è concentrata oggi in Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio

La seconda conferma è arrivata in questi ultimi giorni con l’indagine commissionata da Fabi sui bilanci delle banche italiane, le quali a fine 2020 riportavano già un volume totale di prestiti non performing (NPL) pari a 97 miliardi di euro, di cui 71,1 miliardi riferiti alle sole aziende italiane e i restanti alle famiglie e ai privati. Numeri che, secondo il segretario generale Lando Maria Sileoni citato dal Sole 24 Ore del 23 maggio, “dimostrano come la situazione sia peggiorata nella seconda fase della pandemia“.

A livello territoriale, i prestiti in sofferenza si concentrano prevalentemente in Lombardia (24% del totale), Lazio (13%) ed Emilia-Romagna (9%), seguite da Veneto (8%), Toscana (6,7%). Più contenute, anche a causa del minor numero di aziende, le percentuali di Trentino, Umbria e Liguria, tutte sotto il 2% del totale. Numeri che, tuttavia, potrebbero andare incontro a un ulteriore revisione poiché “le moratorie ancora in essere, la cui incidenza è più alta della media europea – secondo Banca d’Italia – stanno probabilmente ritardando l’emersione di ulteriori difficoltà per quanto riguarda il rimborso dei prestiti“.

L’invoice trading per migliorare il rating e aumentare le probabilità di accesso al credito

Nella prospettiva di ulteriori, crescenti difficoltà di accesso al credito derivanti dall’accumularsi di prestiti in sofferenza nei bilanci delle banche, è importante ricordare come i servizi di invoice trading online come quello di CashMe consentono oggi alle imprese non solo di ottenere liquidità immediata dalla cessione dei crediti commerciali pendenti, ma anche di aumentare le proprie possibilità di accedere ai finanziamenti in futuro da parte degli istituti di credito tradizionali, oggi sempre più sotto pressione.

La cessione pro-soluto del credito commerciale tramite una piattaforma fintech di invoice trading online, infatti, aumenta la disponibilità in cassa senza aprire nuove passività: capitale circolante e PFN si riducono di conseguenza, con la prospettiva di migliorare il rating e la bancabilità dell’azienda cedente, riuscendo di conseguenza ad accedere a condizioni più vantaggiose presso gli istituti tradizionali. Anche, se non soprattutto, in uno scenario come quello oggi tanto temuto.

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