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PMI italiane e innovazione: cosa manca per il salto di qualità


Secondo il “Rapporto 2016 Cotec-Chebanca!” a cura del Censis le PMI si confermano il driver della ripresa del Paese, ma per la loro crescita effettiva restano ancora almeno due importanti gap da colmare.

Giugno 10, 2016     0 Commenti



“Oggi stiamo vivendo un’altra rivoluzione, ovvero quella digitale. Una rivoluzione che ha un effetto dirompente su tutti i settori dell’economia e della società. Questo cambiamento è velocissimo, continuo e pervasivo”.


Così l’amministratore delegato di Edison Marc Benayoun ha commentato la presentazione dei risultati del Rapporto 2016 Cotec-CheBanca! a cura del Censis sulla cultura dell’innovazione nelle piccole e medie imprese, presentato all’Edison Innovation Week questa settimana.



La presentazione del rapporto Censis-CheBanca all’Edison Innovation Week


Secondo il report le piccole e medie imprese si confermano l'entità maggiormente in grado di reagire agli stimoli del cambiamento, tuttavia esse soffrono ancora di un divario tecnologico importante, aggravato dalla scarsa fiducia riposta dai loro dipendenti e più in generale dalla popolazione italiana nei confronti delle nuove tecnologie.

Solo il 14,2% degli italiani, infatti, ritiene che le innovazioni dell’ultimo ventennio abbiano avuto effetti positivi sul mondo produttivo, mentre il 31,6% pensa che si stiano aprendo scenari occupazionali in ambiti nuovi e fino ad ora inesplorati.


"C'è la consapevolezza della potenzialità della tecnologia per creare lavoro – è l’opinione del segretario generale del Censis Giorgio De Rita - ma c'è molta preoccupazione di non sapere affrontare i cambiamenti delle fasi di transizione in cui solo la forza lavoro più qualificata sembra poter sopravvivere”.


Secondo un’analisi di Microsoft e Ipsos Mori, “Pmi e nuove tecnologie: il valore dei dati”, le piccole e medie imprese che traineranno la crescita del Paese saranno, invece, proprio quelle dotate di competenze e tecnologie utili per leggere il contesto nel quale sono inserite. Questa capacità influirà positivamente sulla loro capacità di testare nuovi prodotti o servizi e di avere successo anche nei mercati esteri, rispetto alle imprese concorrenti che ritarderanno il processo di innovazione interna.


Secondo Vincenzo Esposito, Direttore della Divisione piccola e media impresa e Partner di Microsoft Italia infatti “investire sulle PMI è la chiave di volta per sostenere la crescita su tutta in Europa, dove esse rappresentano il 99% del tessuto economico e i 2/3 dell’occupazione del settore privato”.


pmi innovazione


 



La finanza alternativa come soluzione al mancato sostegno di Governo e banche


 


Il Rapporto Cotec-CheBanca! conferma inoltre la debolezza del supporto fornito da governo, banche e investitori nel sostenere efficacemente lo sviluppo delle PMI. Per l’11,6% degli intervistati l’innovazione nel Paese è frutto di iniziative sporadiche, casuali e personali.


L’obiettivo delle imprese è di crescere, non di rimanere piccole, soprattutto ora che il mercato di riferimento è quello globale. Tutte le misure che tendono a rafforzare il capitale d’impresa sono la priorità – è la riflessione di Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere intervistato da Linkiesta. “È importante perciò rafforzare soprattutto la formazione in ambito digitale e la conoscenza del mercato, in particolare il know how specifico sugli strumenti finanziari”.


Un’indicazione che risulta importante alla luce della perdurante contrazione del credito bancario verso le PMI e la crescita di nuovi strumenti di finanza alternativa che possono sostituirsi al tradizionale circuito del credito e diventare un’importante fonte di liquidità immediata per sostenere le spese correnti e di sviluppo delle imprese.


 


 

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